Scopiazzo dunque sono

In quello che è stato definito lo scandalo più clamoroso emerso finora nella cerchia della Ivy League, gli otto atenei più prestigiosi degli Stati Uniti, 125 studenti della Harvard University sono stati accusati di avere collaborato per completare la prova finale del corso “Introduzione al Congresso” e sono sotto inchiesta da parte dell’Università. Le alte sfere dell’Ateneo hanno fatto sapere che gli studenti potrebbero avere violato la ferrea regola di “non collaborazione” sui test da compilare a casa lavorando insieme e fornendo risposte simili o copiate a vicenda tra compagni.
1 SET 12
Ultimo aggiornamento: 10:11 | 15 AGO 20
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In quello che è stato definito lo scandalo più clamoroso emerso finora nella cerchia della Ivy League, gli otto atenei più prestigiosi degli Stati Uniti, 125 studenti della Harvard University sono stati accusati di avere collaborato per completare la prova finale del corso “Introduzione al Congresso” e sono sotto inchiesta da parte dell’Università. Le alte sfere dell’Ateneo hanno fatto sapere che gli studenti potrebbero avere violato la ferrea regola di “non collaborazione” sui test da compilare a casa lavorando insieme e fornendo risposte simili o copiate a vicenda tra compagni. Jay Harris, decano dell’Università, ha riferito al Boston Globe che le risposte degli studenti erano identiche o “troppo simili per essere casuali”. In un comunicato il presidente di Harvard, Drew Faust, ha affermato: “Queste accuse, se dimostrate, rappresentano un comportamento assolutamente inaccettabile che tradisce la fiducia dalla quale dipende la ricerca e la curiosità intellettuale a Harvard. Dobbiamo affrontare questo episodio – ha aggiunto Faust – in modo equo e attraverso un processo deliberativo. Allo stesso tempo, la portata delle accuse suggerisce che c’è molto lavoro da fare per garantire che ogni studente a Harvard comprenda e abbracci quei valori che sono fondamentali per la sua comunità di studiosi”. Le risposte potenzialmente plagiate sono state scovate a maggio da un assistente incaricato di correggere i compiti. I vertici della scuola hanno passato mesi a intervistare gli studenti e a rivedere gli esami. Secondo l’agenzia Bloomberg, 125 studenti, su 250 del corso, dovranno essere sentiti per ulteriori chiarimenti. Chi risulterà colpevole potrebbe andare incontro a una sospensione di un anno. L’Università però non ha voluto diffondere i nomi degli interessati.
La sottile arte del plagio sta diffondendosi insomma anche negli Stati Uniti, dove la correttezza sembrava una religione laica e rispettatissima. In Italia, invece, episodi di questo tipo non fanno clamore. A proposito, il racconto di 1.785 battute sopra riportato è stato interamente copiato dall’articolo della giornalista Kayla Webley ed è stato pubblicato sull’edizione on line del Time magazine ieri mattina.